Nessun Twitta

Immagine di copertina: MikeRenpening

Nell’anno del decimo anniversario si sono vissuti tempi bui al quartier generale di Twitter. Da un paio di anni il social vive la concorrenza di altri servizi in ascesa come Instagram e Snapchat. Non è bastato aver spento la decima candelina, rifarsi il look, inserire video live a 360° come Facebook, essere più flessibili sul limite dei caratteri e inventarsi i “Momenti”.

In questi giorni si è parlato addirittura di aprire alle modifiche dei tweet per tutti (ci ritorneremo su questo punto). Il servizio di microblogging che sembrava destinato a vendita sicura ha assistito a voci e smentite di potenziali compratori. I rumors autunnali avevano coinvolto Google, Apple, Walt Disney e Saleforce (società californiana di cloud computing) come papabili acquirenti della società fondata nel 2006 da Jack Dorsey. Tutte le voci e i candidati sono stati smentiti, complici anche un paio di giornate nere in borsa. Eppure molti analisti avevano già fantasticato su scenari interessanti come la possibile rivincita di Google che, arrivata tardi con Google+, avrebbe potuto rifarsi dell’insuccesso inglobando l’uccellino azzurro.

Ai dipendenti di Twitter viene spiegato che l’hashtag è come un falò intorno al quale chi lo utilizza si siede a discutere e condividere esperienze. È accaduto e continua a succedere per iniziative dal forte impatto anche sociale come #BlackLivesMatter o il #notokay: iniziative di denuncia made in Usa rispettivamente contro le violenze nei confronti degli afroamericani e delle donne.

E in Italia? Dal nostro osservatorio tricolore il dibattito a suon di 140 battute ha riscosso più successo tra addetti ai lavori (politici, giornalisti…) e non ha fatto cinguettare il grande pubblico, maggiormente attratto da altri canali. La fascia che in tutto il mondo sembra la meno coinvolta è quella giovanile. Una recente ricerca realizzata dal Pew Research Center segnala che in America il 92% dei teenager si connette ogni giorno, in Italia la percentuale supera il 70% ma i social preferiti sono i fantastici tre: Facebook, Instagram e Snapchat. E cosa succederà alla creatura di Dorsey se intorno al falò questa volta non dovesse rimanere più nessuno?

Leggi anche  Nuova policy per Facebook

Noi crediamo invece che Twitter – anche grazie alle ultime novità introdotte e al ruolo sempre più autorevole che i media contribuiscono a dargli – possa ancora dire, anzi cinguettare, la sua.

Giornalista, Community Manager, Copywriter Giornalista fin dalla nascita, sono un consulente per privati, aziende e associazioni curandone i contenuti per siti web, social media e comunicati stampa. Amo la natura e lo sport, in particolare il surf sia su Internet sia sulle onde vere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *